SEO e AI e non SEO per AI: la distinzione che ogni brand deve conoscere

SEO, risultati generati dall’intelligenza artificiale e nuove esperienze di ricerca sono oggi tra i temi più discussi. Se ne parla nei forum, nei webinar e sui social, spesso con toni allarmistici: la SEO è morta, bisogna rivoluzionare le strategie, i motori di ricerca non funzionano più come prima.

La verità, però, è meno estrema. L’AI ha senza dubbio modificato il formato con cui i risultati di ricerca vengono presentati (es Google AI Overview) e attivato nuovi touch point di ricerca con le chat degli LLM con il conseguente impatto sulle esperienze e i momenti di ricerca degli utenti. Ma i principi alla base della SEO non sono cambiati: accessibilità, pertinenza e autorevolezza restano ancora i tre pilastri fondamentali su cui costruire la visibilità organica.

SEO e AI e non SEO per AI: facciamo chiarezza

Quando parliamo di SEO e AI, è utile distinguere due piani.
Da un lato ci sono le strategie SEO consolidate: rendere i contenuti accessibili ovvero: consentire ai crawler dei Motori di ricerca e LLM di accedervi, costruire architetture informative performanti, sviluppare informazioni pertinenti e lavorare sull’autorevolezza del brand.
Dall’altro lato c’è il formato del risultato, che oggi si arricchisce di overview generate dall’AI di Google, dalle risposte conversazionali di ChatGPT, Bing o Perplexity. Questo cambia il modo in cui i risultati (o meglio le risposte) vengono restituite, ma non i criteri necessari per essere valutati tra i top performer del proprio settore.

I pilastri immutati della SEO nell’era AI

Motori di ricerca e modelli AI, pur nella loro evoluzione, hanno tre esigenze costanti:

  1. Accessibilità tecnica.
La struttura del sito deve consentire una scansione completa ed efficace. Velocità, performance e organizzazione dei dati non sono solo requisiti tecnici: sono ciò che permette ai crawler e agli algoritmi di accedere a contenuti e dati strutturati.
  2. Pertinenza dei contenuti.
L’AI ha reso ancora più cruciale la qualità dell’informazione? Contenuti superficiali già da tempo non trovano spazio nei risultati di ricerca di Google e degli altri Motori di ricerca: contenuti approfonditi, capaci di rispondere in modo concreto e dettagliato a bisogni informativi e transazionali sono un requisito che non emerge oggi e dovevano essere un punto centrale della strategia SEO già da tempo. Il team Comunicazione e SEO dell’Agenzia da anni lavorano insieme nella stessa direzione.
  3. Autorevolezza del brand.
Già da diversi anni la visibilità organica si gioca sulla brand authority. I motori non premiano solo le parole chiave, ma la credibilità di chi pubblica: reputazione online, segnali di fiducia, citazioni e link autorevoli. Un brand riconosciuto diventa più competitivo anche nei risultati generati dall’AI.

Questi principi erano validi in passato e lo sono ancor di più oggi. La differenza è che nell’attuale scenario l’introduzione delle risposte generate dall’AI li porta in primo piano, premiando chi li ha applicati con costanza.

Il vero cambiamento? L’esperienza di ricerca

Se la strategia SEO non cambia, è l’esperienza di ricerca a trasformarsi.

Gli utenti non cercano più solo digitando keyword statiche: formulano domande complesse, si affidano a chatbot, si aspettano risposte sintetiche e contestualizzate dalle precedenti interazioni. Google, sotto la spinta dell’innovazione e della concorrenza di Bing e ChatGPT, ha introdotto le AI Overviews, ridefinendo la struttura delle SERP e il modo in cui le informazioni vengono presentate agli utenti.

La SEO nell’era AI richiede, quindi, non tanto di reinventare le strategie, quanto di ridefinire le metriche di successo. Non si tratta più solo di misurare i visitatori sul sito, ma di valutare la presenza del brand nei risultati generati dall’AI: quante volte viene citato come fonte affidabile, quanto emerge nelle risposte dei chatbot o nei suggerimenti dei Motori di ricerca, e la visibilità all’interno delle conversazioni online su forum, social e altre piattaforme digitali.

SEO e AI: continuità, ma senza improvvisazione

Molte aziende reagiscono a questi cambiamenti con l’idea di rivoluzionare tutto. Ma improvvisare non è mai una strategia.
Il punto è diverso: non bisogna cambiare la direzione, ma adeguare il ritmo. Chi ha sempre lavorato con attenzione su accessibilità, pertinenza e autorevolezza oggi raccoglie i risultati. Chi ha trascurato questi aspetti, invece, si trova di fronte a una distanza ancora più evidente da colmare.

Essere competitivi nell’era delle nuove ricerche significa:

    • investire su architetture tecniche performanti;
    • produrre contenuti approfonditi e verticali, in grado di rispondere in modo esaustivo alle esigenze degli utenti;
    • rafforzare la brand authority, costruendo una reputazione che va oltre il semplice SEO copywriting ;
    • adattare le logiche di misurazione, leggendo i risultati non più con gli occhi del passato ma con KPI aggiornati.

Integrare SEO e AI per guidare la visibilità e la brand awareness

La SEO non è affatto superata: è, oggi più che mai, la struttura che permette all’AI di generare risposte affidabili e rilevanti. I principi fondamentali di accessibilità, pertinenza, autorevolezza restano saldi, anche se gli utenti mutano e aggiungono modalità e momenti di ricerca sfruttando le nuove tecnologie messe a disposizione. In un contesto di ricerca sempre più conversazionale, è chi dimostra autorevolezza a emergere.

In Archetipo sviluppiamo strategie SEO basate su principi e competenze derivanti dall’esperienza pluriennale del management e del Team, osservando, studiando e applicando le innovazioni del settore (tra cui l’AI e gli LLM) in modo integrato al fine mettere in contatto Brand e Audience nel momento e nel ‘luogo’ migliore. 

Se vuoi rendere il tuo brand autorevole, visibile e pronto alle sfide dell’era AI, raccontaci del tuo progetto: definiamo insieme la strategia migliore.

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