Nella settimana dall’8 al 13 settembre (2025), sembra che Google abbia disabilitato sul suo motore di ricerca la funzionalità legata al parametro num che permetteva di indicare il numero di risultati organici da ricevere nella SERP. Diversi siti specializzati, tra cui Search Engine Roundtable, hanno riportato la notizia, trattandola come un tema di rilievo nel settore SEO.
Quando si effettua una ricerca su Google, il motore di ricerca restituisce i primi 10 risultati organici, con la possibilità di visualizzare le pagine successive cliccando su “Avanti” in fondo alla pagina.
Il parametro num consentiva di modificare questo comportamento: aggiungendolo alla stringa di ricerca, infatti, era possibile richiedere un numero maggiore di risultati. Ad esempio, inserendo &num=100 Google restituiva i primi 100 risultati invece dei 10 predefiniti.
Per gli utenti non cambia assolutamente nulla, continueranno a fare le loro ricerche come prima e cliccare sulle pagine successive se nella prima non trovano ciò che cercano.
Anche per la SEO non cambia nulla, ma almeno per il momento c’è un impatto sui dati restituiti dai tool di monitoraggio del ranking, come SEOZoom e SemRush, che al momento non riescono a tracciare i posizionamenti delle keyword a partire dalla seconda pagina dei risultati, come mostra l’immagine qui sotto.

L’unico modo che questi tool hanno per verificare il ranking di una keyword è fare una ricerca su Google, analizzare il codice HTML della SERP e andare a trovare la posizione di quella keyword: questa operazione in gergo tecnico si chiama scraping.
Prima dell’eliminazione del parametro num, per ottimizzare tempi di analisi e le risorse, bastava fare un’unica chiamata, ad esempio richiedendo 100 risultati, e fare un’unica estrazione dei risultati. Adesso, per ottenere lo stesso risultato bisognerebbe interrogare Google 10 volte e analizzare i risultati 10 volte. Tutto ciò con impatto su tempi e costi, in primis per adeguare i sistemi di monitoring e poi per gestirlo, considerando le centinaia di migliaia di keyword che i tool controllano ogni giorno.
In questi giorni tutti i tool di monitoraggio del ranking mostrano un’apparente caduta improvvisa del posizionamento delle keyword dalla seconda pagina in poi facendole sembrare completamente uscite dalla SERP.
In realtà è facile constatare che non è così e che si tratta della conseguenza del mancato rilevamento del posizionamento. Se invece si fa una ricerca (meglio se in navigazione anonima) e si scorrono le pagine ci si accorge che le keyword sono sempre lì: il ranking non è cambiato, semplicemente adesso i tool non riescono a recuperarlo.
Analizzando diversi siti e centinaia di keyword abbiamo notato che anche con l’utilizzo del parametro num Google non restituisce più di 10 risultati.
Potrebbe essere una situazione temporanea che si risolverà con un passo in dietro da parte di Google o, più probabilmente, con un aggiornamento dei processi di scraping. Tutto ciò ci fa riflettere su quanto le aziende siano ancora legate al vecchio approccio alla misurazione della SEO, focalizzato quasi esclusivamente sul posizionamento delle keyword, pensando erroneamente che i risultati siano gli stessi per tutti e immutati negli anni.
In realtà, la fluidità dei risultati di ricerca è cosa nota da parecchio tempo e in continua evoluzione (recente l’introduzione di Google AI Overview) e dovrebbe far riconsiderare, a chi non lo ha ancora fatto, i KPI e le metriche di valutazione della strategia SEO.
Ne abbiamo parlato nel recente episodio di InAgency “SEO e AI, non SEO per AI” (al min 14:54): “… e se Google dovesse togliere i risultati dalla seconda pagina in poi, non cambierebbe nulla”.
È molto probabile quindi che questo aggiornamento porti, seppur per un breve periodo, alcuni dati in meno riguardo il posizionamento delle keyword, ma niente paura.
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